FAUNA

L’area del Parco Locale di Interesse Sovracomunale delle Colline Moreniche di Castiglione delle Stiviere ospita una straordinaria diversità di habitat e di specie animali.

L’Anfiteatro Morenico rappresenta infatti un importante crocevia migratorio per molte specie tra le quali spiccano i rapaci quali il Falco Pecchiaiolo, lo sparviero, la Poiana comune, il falco di palude, il gheppio, il nibbio, il lodolaio e altri ancora. Questi percorrendo le valli alpine, si incanalano in una importante rotta pedemontana che transita sulle colline moreniche del basso Garda per disperdersi poi nella Pianura Padana. L’elevato numero di esemplari, conferma che l’area delle colline è una delle più importanti località europee per lo studio della migrazione autunnale dei rapaci diurni.

Inoltre in questo territorio è evidenziata una notevole presenza di altre specie considerate importanti indicatori ambientali come il Gruccione, l’Upupa, la Rondine, l’Assiolo, il Torcicollo, il Pigliamosche, specie insettivore per eccellenza che vivono solo in ambienti non contaminati.

Entrando nel dettaglio delle specie di uccelli che hanno trovato il loro habitat ideale nel territorio del Parco si segnalano in particolare quelle particolarmente protette, inserite nell’elenco dell’Allegato I dalla Direttiva 2009/147/CE (Direttiva Uccelli), recepita in Italia attraverso la Legge n. 157 dell’11 febbraio 1992 e successivamente integrata con il D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357 e s.m.i. (Regolamento recante attuazione della Direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat seminaturali e naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche) tra i quali:

Uccelli scheda

Ma si trovano anche numerose specie protette ai sensi della Legge 157/92,  tra le quali si citano il Rigogolo (Oriolus oriolus), il Codirosso (Phoenicurus phoenicurus), il Pendolino (Remiz pendulinus), il Cardellino (Carduelis carduelis), il Picchio rosso maggiore (Dendrocopus major), il Picchio verde (Picus viridis), il Piro piro culbianco (Tringa ochropus), l’Alzavola (Anas crecca), la Cannaiola (Acrocephalus scirpaceus), ecc..

Altre specie segnalate nell’area e inserite nell’Allegato D – Specie animali e vegetali che necessitano di una protezione rigorosa – del D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357 e s.m.i. sono il Bufo viridis  (rospo smeraldino) e la Rana dalmatina (Rana agile).

Nell’area è inoltre presente una popolazione di mammiferi quali il tasso, la faina, la donnola, la volpe, la lepre, il riccio, la talpa, lo scoiattolo, il moscardino, l’arvicola, oltre a rettili quali la natrice dal collare, il biacco, il saettone, il ramarro e l’orbettino e anfibi come il rospo comune e la rana verde. Queste specie non godono di particolare protezione, ma godono di protezione ordinaria ai sensi dell’art. 2 della Legge n. 157 dell’11 febbraio 1992, eccezione fatta per l’arvicola e la talpa.

Si sottolinea che è in corso di realizzazione il monitoraggio della fauna invertebrata appartenente agli ordini degli Odonati e dei Lepidotteri, previsti in tre distinte campagne: estate 2014, 2015 e 2016.

FLORA

Nel territorio delle Colline moreniche di Castiglione delle Stiviere sono presenti alcune unità ecosistemiche di interesse naturalistico, costituite dai boschi localizzati sui pendii dei versanti nord delle colline, dai lembi relitti di prato arido sui pendii assolati e scoscesi prevalentemente esposti a Sud,  oltre all’importante presenza di corsi d’acqua e zone umide con vegetazione ripariale e palustre, presenti nelle valli intermoreniche.

Boschi

Per quanto riguarda la copertura forestale, si riporta in sintesi quanto indicato dal Piano di Indirizzo forestale della Provincia di Mantova, rimandando alle sezioni documenti e cartografia dove è possibile visualizzare il Piano e la cartografia delle aree a bosco.

Il PLIS di Castiglione delle Stiviere, ricadendo nell’area delle colline moreniche, comprende boschi per lo più situati nelle zone non altrimenti utilizzabili dall’agricoltura, per la povertà dei suoli (localmente ricchi di scheletro) in termini di fertilità agronomica ovvero per caratteristiche stazionali non favorevoli a un’agricoltura meccanizzata. La forma di governo prevalente è il ceduo e le principali tipologie forestali presenti sono di seguito descritte.

Querceto primitivo di roverella
I querceti primitivi a roverella si riscontrano sulle creste delle morene, nelle esposizioni calde, in condizioni di particolare aridità, con limitata disponibilità idrica al suolo, con suoli molto sottili. In queste condizioni i boschi risultano con bassa densità di piante per ettaro e con individui di bassa statura. Va segnalata anche la presenza dello scotano che si localizza soprattutto nelle aree infraperte e al margine del bosco, là dove possono essere presenti processi di ricolonizzazione forestale spontanea. I querceti primitivi di roverella a scotano sono poco rappresentati nel PLIS.

Bosco Cà del Lupo_sitoQuerceto di roverella dei substrati carbonatici
Questa formazione è localizzata sui versanti con esposizione nord-nord est, anche con forte pendenza e costituisce un consorzio misto di roverella, orniello e carpino nero, accompagnato da specie termofile rupicole quali scotano (Cotinus coggygria), che vegetano lungo i versanti spesso terrazzati, dove le condizioni di disponibilità idrica al suolo risultano più favorevoli rispetto a quelle proprie delle stazioni in cui sono presenti gli orno-ostrieti. I querceti di roverella dei substrati carbonatici hanno spesso una struttura aperta e sono governati a ceduo, che in molti casi si presenta vicino alla fine del turno, con una struttura aperta ricca di rinnovazione dove è fortemente presente l’orniello.

Orno-ostrieto tipico
La categoria degli orno-ostrieti comprende quelle formazioni in cui prevale il carpino nero o dove tale specie è accompagnata dall’orniello, la roverella è assente o vi partecipa in modo sporadico. Nello strato arbustivo sono frequenti il biancospino, il nocciolo e il ginepro.

Cerreta var. cerchie moreniche orientali
Le formazioni a dominanza di cerro, pur non presentando specie differenziali proprie, mostrano una complessiva uniformità ecologica che, salvo alcune situazioni particolari molto ben differenziate, rende difficile l’individuazione di entità nettamente distinte sul piano floristico. Complessivamente la specie sembra prediligere stazioni collinari termicamente favorite, ma con suoli profondi, generalmente ricchi in frazione fine, anche argillosa, neutri o blandamente acidi. Nel territorio mantovano il cerro è stato riscontrato sporadicamente in alcune zone delle colline moreniche, ma solo nel comune di Castiglione delle Stiviere prende il sopravvento sulla roverella. Tali aree boscate, che occupano una superficie di 18,89 ettari, sono caratterizzate dalla presenza del cerro in associazione con la roverella, il carpino nero, la robinia e sporadicamente il bagolaro nello strato dominante e da Mespilus germanica, Acer campestre, Ligustrum vulgare, Crataegus monogyna, Cornus sanguinea in quello dominato.

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Saliceto di ripa e ontaneto
Il saliceto di ripa è dominato da Salix alba, specie indicatrice di ambienti con abbondanza d’acqua, a sedimentazione intensa e irregolare e frequentemente sommersi. Nello strato arboreo possono essere presenti Populus alba, Populus nigra e, localmente, Populus canadensis, Robinia pseudoacacia, Fraxinus excelsior. Negli strati arbustivi compaiono Salix caprea, Sambucus nigra, Rubus caesius, Amorpha fruticosa.

In posizione più elevata rispetto alla falda il saliceto di ripa viene progressivamente sostituito da boschi a Populus alba e Populus nigra, talvolta accompagnati da Alnus glutinosa in gruppi monospecifici.. Dal punto di vista dell’inquadramento ecologico il saliceto di ripa si trova nelle conche inframoreniche occupate da specchi d’acqua naturali, su depositi torbosi che ospitano formazioni vegetali igrofile a vario stadio evolutivo.

Formazioni antropogene non classificabili

Alla categoria delle formazioni antropogene appartengono alcune formazioni sia originatesi spontaneamente per abbandono colturale che per diretto intervento dell’uomo. Alla prima categoria appartengono nel PLIS le formazioni a robinieto puro, robinieto misto e le formazioni antropogene a dominanza di bagolaro e ailanto, che per la loro diffusione e per la complessità delle problematiche selvicolturali e ambientali, suscitano oggi la massima attenzione nei tecnici forestali. Alla seconda categoria appartengono invece i Rimboschimenti di latifoglie, attuati grazie a contributi pubblici, con precipue finalità di arricchimento del paesaggio, della biodiversità e didattico ricreativa.
Quest’ultima tipologia è ben rappresentata nel Parco, ove occupa una superficie di 22 ha in località fondo Valle, con imboschimenti composti da farnia, frassino maggiore, acero campestre, olmo, salice bianco, pioppo, carpino bianco e noce nostrano, con corredo di arbusti di frangola, biancospino, evonimo, lantana e corniolo.

Prati aridi

slide-parco3Le praterie aride, habitat di notevole valore conservazionistico e paesaggistico, sono andate incontro, negli ultimi decenni, a trasformazioni operate dall’uomo e a processi evolutivi naturali, e sono quindi soggette a degrado e rischio di scomparsa. La flora tipica è estremamente specializzata e costituita da individui adattati a condizioni di scarsa disponibilità idrica e suoli sottili e poveri. In queste situazioni peculiari si sono sviluppate praterie polispecifiche perenni a dominanza di graminacee emicriptofitiche, generalmente secondarie, riferibili alla classe Festuco- Brometea, spesso interessate da una ricca presenza di specie della fam. Orchideaceae.Ophrys apifera copia

Tutte le formazioni censite sono state considerate omologhe ai prati aridi che si trovano all’interno della Riserva Naturale Complesso Morenico di Castellaro Lagusello (SIC IT20B0012), e dunque inquadrate, nell’ambito della direttiva UE 42/93 come Habitat 6210* (Formazioni erbose secche seminaturali su substrato calcareoFestuco-Brometalia). Lo stato di conservazione soddisfacente dell’habitat e, conseguentemente, della stupenda fioritura di orchidee, è garantito dal blocco della successione vegetazionale in atto tramite interventi di sfalcio e/o pascolamento. Non si tratta infatti di habitat che hanno raggiunto il proprio equilibrio evolutivo (climax), ma di una fase transitoria che tende verso l’instaurazione di formazioni arbustive ed arboree. In assenza di gestione quindi, i prati aridi evolvono verso la colonizzazione, prima da parte di specie arbustive, per divenire infine bosco. In assenza di gestione le superfici residue sono destinate a scomparire in un breve lasso di tempo e con loro anche la biodiversità e il valore paesaggistico dell’ecomosaico collinare. Le modalità e le tempistiche di questa successione dipendono da numerose variabili ambientali e possono essere controllate da una gestione di tipo conservativo, della quale esistono esempi sia nel nostro Paese che all’estero. Dallo studio effettuato, confrontato con gli studi effettuati alla fine degli anni ’80, si è stimato che, per cause molteplici, negli ultimi 30 anni è stato perso circa il 60% di superficie a prati aridi, nonostante questi siano sottoposti a particolari provvedimenti di tutela. A livello regionale le praterie aride sono ambienti soggetti a tutela in applicazione dell’art. 5 della Legge regionale 31 marzo 2008 – n. 10 Disposizioni per la tutela e la conservazione della piccola fauna, della flora e della vegetazione spontanea all’Art. 5 (Conservazione e gestione della vegetazione ai fini faunistici). Il comma 1 dell’art. 5 così recita “. La vegetazione spontanea prodottasi nei corpi d’acqua e sui terreni di ripa soggetti a periodiche sommersioni, le sorgenti, i fontanili, le brughiere, i pascoli montani, le torbiere e le praterie naturali non possono essere danneggiati o distrutti, fatti salvi gli interventi autorizzati.” I prati aridi sono inoltre ricompresi all’interno delle aree soggette a vincolo paesaggistico ai sensi del D.Lgs. n. 42 del 22/01/2004, e da ricondurre, nell’ambito della Orchis papilionacea (3) copiadirettiva UE 42/93, all’ Habitat 6210* – Formazioni erbose secche seminaturali su substrato calcareo, quindi di prioritario valore anche a livello internazionale.

L’inventario dei prati aridi è stato redatto dal Settore Ambiente della Provincia nel 2011 ed è costituito da una cartografia GIS, corredata da relazioni tecniche e da schede descrittive di tutte le unità ambientali censite nei sei Comuni collinari. L’insieme dei documenti e dei dati costituenti l’inventario dei prati aridi si configura quale documento informativo di cui all’art. 5.3 degli Indirizzi normativi del PTCP ed è assunto quale allegato del quadro conoscitivo e ricognitivo ed aggiornamento del tema cartografico delle aree a vegetazione naturale rilevante, riportato sulle Tavole di piano, Tavola 1 – Indicazioni paesaggistiche e ambientali (scala 1:25.000) e Tavola 1a – Sistema paesaggistico-valore fisico e naturale (scala 1:75.000).

Questo lavoro ha permesso di conoscere l’attuale stato di conservazione dei prati aridi di collina: rispetto alla situazione descritta nello studio precedente, pubblicato dalla Provincia stessa nel 1989 (Carta delle aree a vegetazione naturale dei colli morenici mantovani – G. Persico e G. Grossi) si è conservata una superficie residua pari al 40% (circa 100 ha) di quella preesistente. In base a questo e ad altri studi e rilievi pregressi sono state osservate circa 20 specie di orchidee spontanee.

Le unità ambientali con vegetazione di prateria arida censite nell’Inventario nel Comune di Castiglione delle Stiviere sono 31, oltre a 2 parzialmente trasformate ma ritenute recuperabili. La superficie complessiva è di poco più di 15 ettari.

Zone Umide

Viola elatior sitoValle Cà del Lupo 10L’area del Parco è caratterizzata da un ricco mosaico di vegetazioni igrofile e acquatiche. Le comunità prevalenti sono il canneto a Phragmites australis (la Cannuccia di palude) e i cariceti a Carex elata e C. acutiformis. Di particolare interesse sono, inoltre, le formazioni arbustive di Salix cinerea (Salice cenerino), i lembi di vegetazione riparia a Sparganium erectum, Carex riparia e a Typha latifolia. I corpi idrici presenti sono scarsamente colonizzati, anche se è stato possibile identificare nuclei di vegetazione sommersa a Ranunculus circinatus e vegetazioni annuali di Bidentetea tripartitae nel corso dei sopralluoghi svolti nella stagione estiva 2014 (nell’ambito del progetto Cariplo “Dalla nebbia agli irti colli: moltiplicare la biodiversità”). Di primaria importanza sono anche le praterie igro-mesofile a dominanza di Carex tomentosa e Poa trivialis che ospitano uno dei principali popolamenti di Viola elatior a livello nazionale. Specie considerata endangered (en) B2ab(i, iii, iv, v), inclusa nella Lista Rossa nazionale e compresa dalla L.R 10/2008 (Boll. uff. Reg. Lombardia, 2010) tra le specie protette. In generale, la flora dell’area include molte piante di eccezionale valore biogeografico tra le altre ricordiamo: Alisma lanceolatum, Eleocharis palustris, Teucrium scordium e Veronica anagalloides. Di nuova segnalazione è da considerarsi l’identificazione nel corso del 2014 di alcuni individui di Lythrum junceum, specie nuova per la Regione Lombardia.